Sviluppo policentrico

CONDINO

Gli anni Sessanta furono probabilmente il momento storico nel quale il Trentino modificò nel modo più radicale e repentino la propria struttura socio-economica.

Da un sistema basato ancora sull’agricoltura tradizionale, spesso di sussistenza e non ancora specializzata, e su attività produttive di piccola entità (con alcune eccezioni nei contesti urbani di Trento e Rovereto), si passò nel giro di un decennio a “un modello incentrato sull’industrializzazione e l’offerta di opportunità di tipo urbano a tutta la popolazione della provincia”. In forte ritardo rispetto ad altri territori italiani, lo sviluppo industriale trentino ebbe però a partire da quegli anni delle caratteristiche originali, che legavano la modernizzazione economica ad obiettivi di equità territoriale, per garantire un benessere diffuso e il più possibile omogeneo anche nelle periferie, cercando di offrire a chi viveva nelle valli le stesse opportunità di chi abitava nei centri urbani della valle dell’Adige.
La storia della Cartiera di Condino rappresenta in questo senso un modello emblematico, testimoniato da una continuità produttiva che dura dal 1964. È nel novembre di quell’anno, infatti, che si insedia nel borgo della Valle del Chiese lo stabilimento delle allora Cartiere trentine, specializzato nella produzione di carta da fibre di legno, che ancora oggi dà lavoro a 125 operai, come allora tutta manodopera locale.

È facile intuire come l’insediamento di questa industria abbia condizionato la vita di questa valle del basso Trentino, diventando il maggior datore di lavoro della valle e intrecciando dunque la propria storia con quella di centinaia di famiglie, che spesso hanno dato alla cartiera più di una generazione di operai. Percepita come un elemento integrato con il contesto territoriale, la Cartiera di Condino è uno di quei rari esempi di convivenza quasi del tutto priva di conflitti, dentro e fuori l’azienda. La volontà di mantenere buone e solide relazioni con le organizzazioni sindacali e la capacità di costruire un rapporto virtuoso con il territorio e la comunità, sono due aspetti fortemente interconnessi, considerato che i muri dell’azienda – in un caso come questo, con la manodopera quasi totalmente residente nei paesi della valle – delimitano il luogo di lavoro dal luogo di vita, ed è sempre stata diffusa la percezione che, parafrasando una tipica frase americana, quello che va bene alla Cartiera va bene alla valle, e viceversa.
Nel 1985 il primo passaggio di proprietà, con il subentro delle Cartiere di Carmignano, non ha prodotto discontinuità dal punto di vista occupazionale e nelle dinamiche di relazione dentro e fuori la fabbrica; nemmeno nel 2009, quando la ragione sociale cambia in Cham Paper Group Italia SpA. Lo stesso sembra essere successo più di recente, quando il gruppo svizzero ha ceduto alla South African Sappi Limited il settore carte speciali, attività che riguarda sia lo stabilimento trentino sia quello di Carmignano di Brenta, in provincia di Padova. I fumi bianchi delle ciminiere della Cartiera, oggi come negli anni Sessanta non sono visti come un elemento di disturbo o un pericolo, ma come il segnale che lo stabilimento è attivo e produttivo, e che lo sviluppo che ha portato il benessere in valle è una storia non ancora finita.

 

Foto colori: Luca Chistè