Visioni dall’alto

ARCO e RIVA DEL GARDA

Negli anni Sessanta, la questione del ritardo industriale trentino diventò il cuore dell’intervento pubblico in economia, con un impegno di programmazione e pianificazione teso alla modernizzazione del sistema economico che ebbe il suo apice nel primo Piano Urbanistico Provinciale fortemente voluto dall’allora Presidente della Giunta Provinciale, Bruno Kessler approvato nel 1967 dopo anni di studi, analisi ed elaborazioni coordinati dal prof. Giuseppe Samonà.

I due principali attori di questo processo furono la Regione, dotata ancora di risorse finanziarie, e la Provincia, che esercitò in modo mirato le competenze in materia urbanistica sancite già nello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige del 1948.

In quel Piano, uno dei principali obiettivi politici fu quello di creare le condizioni per lo sviluppo economico ed evitare l’abbandono della montagna, coinvolgendo in modo coerente e omogeneo l’intero territorio e non solo l’asta dell’Adige, principale asse viario della provincia. Il Piano individuò così una serie di poli di sviluppo periferici, che potessero diventare il cardine per la diffusione dell’attività industriale: più dell’80% delle aree industriali previste dal Piano (circa 1500 ettari), furono dunque individuate nei distretti di Trento, Rovereto, Valsugana e Alto Garda, ma altri insediamenti industriali – pur di piccole dimensioni – furono ipotizzati in ognuno degli allora Comprensori, per provare a contrastare il processo di spopolamento e il flusso di migrazioni (interne, verso la città, ed esterne, verso paesi stranieri bisognosi di manodopera operaia) che ancora colpivano soprattutto le valli più periferiche del Trentino.

Si parlò di “urbanizzazione della campagna” e di “città estese”, intendendo non solo la modifica dei modelli insediativi, ma soprattutto l’obiettivo di creare nuove e migliori condizioni di vita

garantendo in modo esteso e capillare lavoro, presenza di servizi, infrastrutture viabilistiche.

L’Alto Garda fu uno dei territori interessati a quel modello di pianificazione urbanistica che diede impulso allo sviluppo industriale. Non era l’alba dell’industria, nel Basso Sarca: già prima della Seconda Guerra Mondiale l’ingegner Caproni fondò l’omonima industria metalmeccanica-aeronautica, poi Aeromere e infine rilevata dalla Hurth, nome che ha accompagnato nei decenni successivi una parte importante della storia industriale altogardesana, fino all’acquisizione nel 1997 da parte di Dana Holding Corporation. Del 1942 è la Zontini, specializzata nell’importazione e vendita di legname, che nell’immediato dopoguerra si convertì nella lavorazione di mobili su scala industriale, assorbendo buona parte della manodopera professionalizzata prima dedita al lavoro artigiano. Ma sicuramente furono gli anni Sessanta a sancire la svolta, con un cambiamento quantitativo (in quel decennio si registrò la crescita più elevata di addetti nel settore secondario di tutta la seconda metà del Novecento) e qualitativo, con l’industria meccanica che andò a equilibrarsi con la media italiana (circa il 30% degli addetti del manifatturiero).

Proprio la Hurth fu una delle prime industrie a trasferirsi nella zona di Linfano, abbandonando il precedente stabilimento ex Caproni/Aeromere a Prabi, andando così ad aprire la strada all’insediamento di un polo produttivo che ancora oggi rappresenta il principale agglomerato industriale della Busa. Le foto aeree del territorio dell’Alto Garda, che coprono un arco temporale di diversi decenni, rendono in modo evidente questo progressivo estendersi delle aree urbanizzate in un territorio fino agli anni Cinquanta vocato quasi esclusivamente all’agricoltura. Un’espansione non immune da contrasti e conflitti, come quelli che videro protagonista il Soprintendente Nicolò Rasmo sui temi della tutela ambientale (cartiera al Linfano, ampliamento delle cartiere del Garda…). Un’espansione che in seguito – in modo quasi inerziale con il salto dimensionale degli insediamenti produttivi e con lo sviluppo del settore terziario, ha prodotto quell’effetto di “conurbazione del commercio”, ovvero il consolidamento dell’asse urbanizzato tra Arco e Riva del Garda, che oggi risalta in tutta evidenza come il principale elemento paesaggistico del territorio.

Foto colori: Luca Chistè